Camp Miasma - Adolescenza, sesso e morte - Cineclub Arsenale APS

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CAMP MIASMA - ADOLESCENZA, SESSO E MORTE

di Jane Schoenbrun

Durata: 106'
Luogo, Anno: USA/GB/Canada, 2026
Cast: Gillian Anderson, Hannah Einbinder, Patrick Fischler, Jack Haven, Dylan Baker


Sinossi

Kris è una regista queer di 29 anni che si è fatta conoscere con un film che è un omaggio a Psycho, visto però sotto la prospettiva della tenda della doccia. Ora le viene affidato il reboot di una lunga saga horror, Camp Miasma, il cui capostipite, realizzato negli anni '80, ha avuto un grandissimo successo al box-office. Successivamente però, nei continui rifacimenti, è entrata in crisi. Entusiasta del progetto, cerca di coinvolgere l'attrice che interpretava la ragazza sopravvissuta del primo film, Billy Presley. La donna, da anni, vive reclusa nello stesso luogo dove è stato girato Camp Miasma che si trova nel Pacifico settentrionale, vicino al Canada. Così Kris la raggiunge nella sua dimora per convincerla ad accettare la parte. Billy invita Kris a cena e poi a dormire a casa sua. Da quel momento la regista s'immergerà totalmente nell'atmosfera terrificante della saga e il suo rapporto con Billy si evolverà in modo sorprendente.

In programmazione

Critica

I riferimenti sono già dichiaratamente esibiti, Scream e soprattutto Venerdì 13 dove il sanguinario Jason Voorhees sembra essersi reincarnato in Camp Miasma nello psicopatico serial-killer Little Death, creatura metà umana che si muove con una scatola con una griglia d'areazione al posto della testa. Ma ha anche gli occhi di Mike Myers in Halloween con l'affanno del suo respiro e le soggettive che arrivano direttamente dall'incipit di Carpenter del film del 1978. Così come la figura di Billy, con Gillian Anderson che è un altro ritorno dagli anni '90 attraverso il suo celebre personaggio di Dana Scully della serie X-Files, appare come una versione horror di Norma Desmond in Viale del tramonto, con cui condivide l'isolamento e soprattutto la museificazione di un corpo che è rimasto per sempre intrappolato dalla propria immagine cinematografica. L'obiettivo di Jane Schoenbrun è chiaro: rivivere quell'immaginario attraverso i propri occhi. La scena di Kris bambina che guarda Camp Miasma sembra la proiezione del suo doppio, come un alter-ego. La cineasta queer ha portato sullo schermo un'altra cineasta queer con un'ottima performance di Hannah Einbinder conosciuta soprattutto per la figura di Ava nella serie Hacks che le ha fatto vincere l'Emmy come miglior attrice non protagonista. La regista, nata nel 1987, riattraversa le proprie visioni fine anni '90/inizio anni 2000 sulle influenze della mostruosità declinandole in chiave gender, evidente già con i nomi fluidi delle due protagoniste. Il sangue scorre tra il vomito e gli schizzi alti come delle fontane dopo gli omicidi, l'universo terrificante e incantato mostra il suo dichiarato debito verso Lynch e soprattutto la saga Twin Peaks.

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