Donnie Darko - Cineclub Arsenale APS

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DONNIE DARKO

di Richard Kelly

Durata: 108'
Luogo, Anno: USA, 2001
Cast: Jake Gyllenhaal, Noah Wyle, Drew Barrymore, Patrick Swayze, Holmes Osborne


Sinossi

Donnie Darko non va d'accordo con la sua famiglia, i suoi insegnanti e i suoi compagni di classe, ma alla fine trova un'amica in Gretchen. L'altro suo amico, però, non è così affidabile: è Frank, un coniglio gigante che solo lui può vedere.

In programmazione

Critica

Donald "Donnie" Darko è un teenager difficile, che una notte sonnambulo esce di casa guidato dalla voce di una mostruosa figura in costume da coniglio. Donnie si risveglia al mattino in un campo da golf e quando torna a casa la trova devastata dal motore di un jet, che dal cielo è precipitato sull'abitazione e in particolare sulla sua camera da letto. Nei giorni successivi Donnie continua ad avere visioni dell'uomo coniglio, che gli predice una imminente apocalisse, tanto che i suoi genitori lo mandano da uno psicologo. Ossessionato dall'idea dai paradossi temporali, il giovane leggerà il libro "La filosofia del viaggio nel tempo" di Roberta Sparrow, una insegnante in pensione che vive ai margini della città e che i ragazzi del luogo chiamano Nonna Morte. Donnie inoltre inizia una relazione con Gretchen Ross, una ragazza che si è da poco trasferita in città.

Il cult movie del 2001 Donnie Darko di Richard Kelly non ha imposto il suo regista come nuovo grande autore americano, ma rimane uno dei più fulgidi esempi di ribellismo giovanile e cinema "mind-bender".

A differenza della dilagante nostalgia per gli anni Ottanta che sarebbe esplosa non molti anni più tardi, in Donnie Darko, ambientato nel 1988, questo momento della cultura americana è rappresentato come un incubo di conformismo esasperante. Un'immagine senz'altro più corretta, considerata anche la situazione politica del tempo con la imminente presidenza di George Bush Sr. e il dilagare di guru televisivi con le loro filosofie new age. Nel film un personaggio del genere è incarnato da Patrick Swayze, che con il suo look da star del cinema rappresenta perfettamente l'ossessione per il benessere e il bell'aspetto che dilagavano allora. Al contrario il protagonista incarnato da Jake Gyllenhall (che qui fu lanciato verso la celebrità) è un giovane apatico, dallo sguardo spento e disinteressato eppure beffardo, una figura disturbante capace di rivelarsi profondamente inquieta quando è in preda alle sue allucinazioni.

Le sue visioni hanno per protagonista una sorta di mostruoso bianconiglio, che fa naturalmente da guida verso un abisso, come in Alice nel Paese delle meraviglie e come solo due anni prima accadeva anche in Matrix. Ma in quest'ultimo film il coniglio non appariva mentre quello presente in Donnie Darko richiama il cinema straniante e perturbante di David Lynch - che pure ha un debole per i conigli, protagonisti di una sua sinistra sit-com. Non a caso tutti quelli che abbiamo appena citato sono registi che hanno sovvertito l'idea di una società ben ordinata, che funziona come un orologio svizzero, mostrandola invece come un incubo distopico oppure come un velo incapace di sopire le più orribili pulsioni.

Maggie Gyllenhaal, che interpreta la sorella di Donnie, dice a inizio film che voterà per Dukakis, suscitando le ire paterne e dando voce all'anticonformismo di una nuova generazione, quella che presto avrebbe finito per identificarsi con il grunge e il suo martire Kurt Cobain. E dal grunge viene sicuramente un'altra delle ispirazioni di Kelly: il videoclip di culto del brano "Black Hole Sun" dei Soundgarden, pubblicato nel 1994 e firmato dal regista inglese Howard Greenhalgh. Non solo il video preconizzava una rappresentazione satirica e disillusa dei sobborghi americani, ma soprattutto li virava in chiave grottesca e apocalittica, con tanto di buco nero nel cielo, ossia qualcosa di molto vicino, figurativamente, al finale del film di Kelly.

Donnie Darko arriva al cinema un anno dopo Memento di Christopher Nolan, quando gli enigmi vanno di gran moda, e una buona parte del pubblico vi si dedica intensamente, utilizzando l'iperconnessione, da poco matura, della Rete per scambiarsi teorie di ogni tipo. Il culto di Donnie Darko nasce dal passaparola, dal successo del film non in America - dove un incidente aereo era immagine sgradita dopo l'11 settembre - bensì in Inghilterra. Da lì la fama del film si diffonde come un virus, in infinite discussioni sulle molte possibili interpretazioni del film, ulteriormente alimentate da una successiva versione director's cut e poi dalla pubblicazione reale (come contenuto di una edizione home video) del fittizio libro del film: "La filosofia del viaggio nel tempo".

Ma il film non coglie solo questa moda passeggera e anzi rimane importante ancora oggi per come abbia saputo intercettare lo "spirito del tempo", con un protagonista che odia la società perbenista borghese, ma può trovare un senso ulteriore solo in una sorta di sacrificio cristologico. Simbolo di un'angoscia senza uscita fuori dalla morte, Donnie è davvero un figlio dell'apocalisse, lo spettro di una società americana che con l'11 settembre iniziava a non sentirsi più invincibile.

Il brano di chiusura di Donnie Darko pure divenne di culto: la cover al pianoforte di Gary Jules della canzone "Mad World" dei Tears For Fears fu un tormentone generazionale. E il testo, cantato come una ballad dolente, si sposava perfettamente al tono onirico, angosciante e beffardo del film: «trovo triste e divertente che i sogni in cui muoio siano i migliori che ho mai avuto».

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