Fahrenheit 451 - Cineclub Arsenale APS

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FAHRENHEIT 451

di François Truffaut

Durata: 112'
Luogo, Anno: Francia/GB, 1966
Cast: Cyril Cusack, Julie Christie, Oskar Werner, Alex Scott, Bee Duffel


Sinossi

In un prossimo futuro, razionale e dominato dai mega-schermi che troneggiano nelle case, in una nazione imprecisata, la lettura è vietata e i libri sono bruciati da individui vestiti da pompieri, attrezzati allo scopo. Uno di costoro si ribella all'imposizione, scappa e si rifugia dagli "uomini-libro": ciascuno di loro ha imparato a memoria un'opera e la tramanda così alla posterità.

In programmazione

Critica

La dislocazione del genere procede dal rovesciamento dei suoi luoghi topici. Il cinema di fantascienza insiste sullo stupefacente, l'avveniristico, il nuovo a tutti i costi? Fahrenbeit 451 riduce al minimo le invenzioni, anzi introduce oggetti del passato, che non si usano più: un vecchio telefono a cornetta, di quelli che si vedono nei film di Griffith, vestiti in disuso, come quelli indossati sullo schermo da Carol Lombard e Debbie Reynolds, persino una vecchia autopompa dei vigili del fuoco, riverniciata in rosso. Il cinema di fantascienza tenta di sbalordire costruendo macchine straordinarie sempre più perfette e tecnologicamente avanzate? In una scena del film, Linda offre a Montag un superbo rasoio a lama e getta nel cestino il vecchio Philips a pile. “In breve, lavoro a rovescio, un po' come se si trattasse di girare James Bond nel medioevo”. Ma, soprattutto, si tratta di recuperare ciò che il cinema di fantascienza ha perso di vista per occuparsi di meraviglie avveniristiche: l'uomo e i suoi problemi. Per ritrovare questa dimensione umanistica dimenticata, per riscoprire il familiare nel fantastico, Truffaut si sforza di render banali le scene troppo eccezionali e anormali le scene quotidiane. Come in Jules e Jim, si tratta di fare un discorso sul presente avendo l'aria di parlare d'altro: mentre là si fingeva di raccontare una storia del passato, qui ci si maschera dietro una vicenda avveniristica a cui nessuno, tantomento lo spettatore, deve credere troppo.

In entrambi i casi, e la continuità è sintomatica, Truffaut mette in scena personaggi che disubbidiscono, che trasgrediscono le leggi del mondo in cui vivono Montag impara a leggere i libri che gli è stato imposto di distruggere. Poiché ha spezzato l'interdetto, dovrà essere punito: ma si ribella e, dopo aver ucciso il Padre, fugge per raggiungere gli uomini liberi, ovvero gli uomini libro. L'analogia con Jules e Jim è evidente: ma di quest'ultimo, Fahrenheit 451 è il riflesso speculare, cioè rovesciato, trattandosi nel primo caso della progressiva intrusione del negativo (la resistenza della materia) nella positività assoluta (l'utopia realizzata della libertà totale), trattandosi nel secondo caso della progressiva scoperta del diverso (il positivo, la necessità della libertà) nell'uniforme (il negativo, l'oppressione della normalità).

Alberto Barbera, 1976