FELA IL MIO DIO VIVENTE - Cineclub Arsenale APS

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FELA IL MIO DIO VIVENTE

di Daniele Vicari

Durata: 90'
Luogo, Anno: Italia, 2024
Cast:


Sinossi

Michele Avantario ha lanciato programmi televisivi, fatto videoarte, creato lo spot promozionale dell'Estate romana di Renato Nicolini, ma soprattutto è stato un grande conoscitore di musica africana superfan del musicista nigeriano Fela Kuti, Back President dell'afro beat e simbolo della nuova evoluzione africana. Avantario ha seguito Kuti ovunque, invitandolo ad esibirsi in Italia e recandosi regolarmente in Nigeria, e riuscendo a poco a poco a guadagnarsi la fiducia del musicista che alla fine lo accoglieva presso la sua comune, Kalakuta, come un membro della sua famiglia allargata - peraltro l'unico bianco. Il sogno di Michele era girare un film su quello che era arrivato a considerare come la sua guida spirituale, e per far questo ha girato ore di riprese e ha recuperato le bobine di pellicola in 35mm dirette da un altro cineasta e poi abbandonate all'incuria. Il risultato è la testimonianza ricchissima e inedita di un artista eclettico e controverso, ma anche dell'uomo che l'ha inseguito per anni con l'obiettivo di raccontarne l'unicità.


Critica

 Fela il mio dio vivente cerca di catturare l'essenza della relazione sui generis fra due creature passionali con la stessa determinazione con cui Avantario ha voluto realizzare il suo film su Kuti, e dunque ha fame di ogni dettaglio che riguarda sia la vita di Fela che quella di Michele.  Dietro il progetto c'è un'altra determinazione, quella di Renata Di Leone che di Michele è stata la moglie amatissima e che ne custodisce da due decenni la memoria dopo la sua scomparsa. La realizzazione rocambolesca di questo lavoro, che vede alla regia Daniele Vicari e alla produzione Giovanni Capalbo (insieme a Renata Di Leone), mostra il desiderio di rendere giustizia alle passioni incrociate di tutti.  Di Fela Kuti si raccontano tanto il talento smisurato e l'attivismo nel realizzare il sogno panafricano di liberare il suo continente dalle ingerenze occidentali, quanto le 27 mogli e l'arresto nel carcere di Busto Arsizio per aver portato in Italia 43 chili di marjuana, giustificabili (in parte) come "consumo personale" solo perché della sua famiglia artistica facevano parte un'ottantina di persone, tutte al suo seguito durante la tournee italiana.  Ne emerge la figura di un leader carismatico altamente seduttivo, oltre che di un gigante della musica, generoso e accogliente ma anche umorale e cauto nel tutelare la propria immagine e visione.  Anche di Michele Avantario si racconta moltissimo, dalla giovinezza alternativa alla competenza autodidatta in musica africana che l'avrebbe fatto diventare consulente di festival e locali della Roma anni '80 e '90, dalla inesauribile curiosità alla volontà di entrare fino in fondo all'anima dell'Africa che tanto lo attraeva. "Lagos mi è rimasta dentro, me lei non mi vuole", dice, con una consapevolezza che è l'opposto della mentalità coloniale standard. Michele si apre al mistero della religione animista, comunica con il suo "sacerdote" attraverso i sogni e "si arricchisce di potere africano", con umiltà e genuina devozione.  Daniele Vicari permette alle immagini di mantenere la loro potenza grezza e le intervalla con illustrazioni funky che ben si addicono al mood afrobeat anche se spesso tracimano, per l'impossibilità di arginare quelle due personalità incontenibili e sfrondarne la vulcanicità.  La fotografia di Gherardo Gossi e le musiche originali di Teho Teardo cuciono insieme i tanti materiali d'archivio raccolti da regista e produttori e le immagini ossessivamente collezionate da Avantario. In mezzo balla la bellissima Renata, cui è affidata l'eredità spirituale e artistica di Fela e Michele: e siamo certi che sia in buone mani.

Paola Casella, MyMovies