Gli uomini, che mascalzoni... - Cineclub Arsenale APS

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GLI UOMINI, CHE MASCALZONI...

di Mario Camerini

Durata: 67'
Luogo, Anno: Italia, 1932
Cast: Vittorio De Sica, Cesare Zoppetti, Lia Franca, Aldo Moschino


Sinossi

A Milano, un giovanotto fa la corte a una ragazza portandola a spasso sull'automobile del padrone, ma per un equivoco i due litigano e lui perde il posto d'autista. Più tardi si ritroveranno alla Fiera campionaria e, grazie ai buoni uffici del padre di lei, un tassista, finiranno per sposarsi.

In programmazione

Critica

Gli uomini che mascalzoni è stato definito da Carlo Lizzani “il grande confessore della piccola borghesia italiana dolcemente addormentata sotto il ventennio”. Mario Camerini attraverso questo film – che viene presentato con il titolo di Taxi al Festival di Venezia del 1932 – apporta delle importanti novità nel panorama cinematografico italiano dell’epoca. L’innovazione più eclatante è quella di effettuare riprese in esterni, senza ricostruire gli ambienti nei freddi teatri di posa. Quella che vediamo sullo schermo è l’autentica Milano dei primi anni Trenta, nel pieno della sua “rivoluzione” culturale, della sua trasformazione in città del progresso, della pubblicità, del cinema, della tecnologia. In un certo senso Gli uomini, che mascalzoni può essere definito un film “futurista” poiché in esso domina il movimento, la velocità: basti pensare alle corse in automobile che fa Bruno o all’inquadratura finale sulla ruota del taxi del padre di Mariuccia che gira. E’ un film che si proietta verso il progresso, come lo dimostra la Fiera Campionaria e gli strumenti per l’irrigazione che pubblicizza Bruno. Camerini mostra una città, una società – milanese ma anche italiana – che si sta costruendo, che ha tutta l’intenzione di proiettarsi verso il futuro. Il regista, come accade nella prima scena del film, alza letteralmente una serranda, uno sguardo su questa città che si sta modernizzando, che sta crescendo e, a sua volta, su un Paese che sta cercando di progredire quanto più possibile. Alla sua uscita il film ha avuto un enorme successo di critica e di pubblico anche grazie alla canzone Parlami d’amore Mariù, scritta da C. A. Bixio appositamente per il film e cantata da Vittorio De Sica, che ne ha fatto un suo tratto distintivo e divenendo il simbolo di un’epoca.

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