I cieli di Alice - Cineclub Arsenale APS

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I CIELI DI ALICE

di Chloé Mazlo

Durata: 92'
Luogo, Anno: Francia, 2022
Cast: Alba Rohrwacher, Wajdi Mouawad, Isabelle Zighondi


Sinossi

Negli anni cinquanta, alla giovane Alice sta stretta la vita con la famiglia tra le montagne della Svizzera. Decide così di sfidare il volere dei genitori per trasferirsi a Beirut, dove inizia a lavorare come ragazza alla pari e trova subito l'amore. A intrigarla è lo scienziato Joseph, che sogna di costruire un razzo per mandare il primo libanese sulla luna. In una Beirut che guarda al futuro con fiducia i due si costruiscono una vita e una famiglia, fino a che le cose cambiano con la guerra civile, che lascia ferite profonde sia su Alice che sui suoi parenti e amici.


Critica

Volto principale di un film che in realtà mette in mostra un'attenzione corale per i tanti personaggi che lo attraversano è quello di Alba Rohrwacher, che si conferma l'attrice dal profilo più complesso e interessante del nostro cinema e che spesso negli ultimi anni ha trovato ruoli più consoni al suo talento in giro per l'Europa. Qui recita, in francese, la parte di una donna che dell'Europa si fa emissario e nel Libano outsider, mettendo al servizio di Mazlo quella sua innata alterità espressiva e quel coraggio che fa sembrare l'impresa eccezionale di Alice più facile di quanto sia in realtà. Mescolando gli inserti in stop motion, l'animazione e i fondali illustrati, la regista crea un film stravagante ma dallo sguardo diretto e tenero, che non si ripromette di usare le tecniche visive per rivelare, ma semplicemente per illuminare le cose della vita. E quindi le radici che legano a una famiglia lontana si sradicano dal pavimento, i bambini si acciuffano dalle cicogne in volo sopra al letto, e perfino la guerra è raccontata per immagini quasi infantili, come un angolo di strada conteso e la figura del cedro, simbolo del paese, intrappolato nel mezzo. Ad armonizzare lo stile visivo e a legare gli strappi della storia ci pensano le tinte pastello della splendida fotografia di Hélène Louvart, che in passato ha curato anche le immagini di Lazzaro felice e che nell'ultimo anno ha lavorato per altre eccellenti registe, con La figlia oscura e Mai raramente a volte sempre. Prestigiosa e meritata compagnia per Mazlo, che nonostante sia al primo film ha saputo condensare una visione artistica eterogenea in un'opera emozionante e ambiziosa.

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