Il piacere - Cineclub Arsenale APS

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IL PIACERE

di Max Ophuls

Durata: 97'
Luogo, Anno: Francia, 1952
Cast: Claude Dauphin, Gaby Morlay, Madeleine Renaud, Jean Gabin
Copia restaurata da LAB80


Sinossi

Il film è ispirato a 3 racconti di Maupassant. Nel primo un misterioso danzatore mascherato si lancia in balli e corteggiamenti sfrenati fino a sentirsi male e a far scoprire la sua vera identità. Nel secondo la maitresse e le ragazze di una casa chiusa lasciano per un giorno il lavoro per recarsi a festeggiare una prima comunione. Nel terzo un artista viene attratto da colei che diventerà la sua fonte di ispirazione fino a quando la vita di coppia non si trasformerà in un inferno.


Critica

Da Jean-Luc Godard è considerato il più ophulsiano dei film del regista franco-tedesco e probabilmente uno dei suoi più alti capolavori. È tratto da tre racconti di Guy de Maupassant: La maschera, Casa Tellier, La modella. Nel primo, un anziano signore partecipa ogni sera a danze sfrenate con il viso coperto da una maschera che nasconde la sua età. Nonostante crolli sistematicamente sulla pista, vuol essere giovane a tutti i costi, vuol ballare con le donne che sanno di profumo e di pomata. Nel secondo episodio la tenutaria di una casa di tolleranza, in barba ai pregiudizi e alla morale, per un giorno chiude l’esercizio per partecipare insieme alle sue ragazze ad una cerimonia religiosa in campagna: la prima comunione della nipote, figlia del fratello. Nel terzo episodio, protagonisti sono un pittore e la sua collaboratrice, invischiati in amori tormentati. Pura decantazione del “piacere” dello sguardo mesciuto tra realtà e fittizio, in una zona di ambiguità del racconto. Visione dilatata di una lunga e mobilissima rappresentazione della finzione: tra spettacolo e vita intercorrono fili sottili e inquietanti. Grandi miserie della piccola gente, sogni d’evasione destinati a fallire, lotte grottesche tra carnalità rapace e inesausta. L’attimo del piacere ha una duplice faccia: quella della cerimonia, dell’apparenza, ma anche quella del movimento, del desiderio, della corporeità, momento d’espansione, d’isolamento. Oltre, un senso di provvisorietà. L’effimero scorre incessantemente nel cinema di Ophüls: ritrae il movimento (vitale) che si contrappone alla stasi, alla chiusura, alle costrizioni. Leggerezza e caduta che un autore immenso coglie nel triste domani dopo il ballo gioioso. La storia si ripete, sancisce la meraviglia e il destino del vuoto: girotondo di corpi decadenti e feriti risalgono lentamente in superficie per il piacere delle apparenze visive e della felicità narrativa. Il piacere finisce quando la felicità non è allegra…

Leonardo Lardieri, sentieriselvaggi.it