La Classe Operaia va in Paradiso - Cineclub Arsenale APS

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LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

di Elio Petri

Durata: 125'
Luogo, Anno: Italia, 1971
Cast: Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone


Sinossi

Lulù Massa è un operaio milanese che, grazie ai suoi ritmi frenetici alla catena di montaggio, è uno stakanovista del lavoro a cottimo. Tutto cambia improvvisamente quando Lulù rimane vittima di un infortunio e perde un dito della mano: da quel momento, l'uomo ha un crollo di nervi e decide di schierarsi contro i padroni della fabbrica, mentre il sindacato proclama uno sciopero di tutti gli operai.

In programmazione
  • Dom 13 Set h 21:00  

    Piazza dei Cavalieri
    Ingresso libero per tutti,
    Introduce Bruno Settis (Fondazione Gramsci Emilia -Romagna)

     

Critica

Il regista Elio Petri, reduce dal successo di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, torna a dirigere per la terza volta Gian Maria Volonté in questa graffiante commedia satirica, La classe operaia va in paradiso, firmata dallo stesso Petri insieme al suo fedele co-sceneggiatore Ugo Pirro. Premiata con la Palma d'Oro come miglior film al Festival di Cannes del 1972, La classe operaia va in paradiso è stata in assoluto una delle prime pellicole italiane ambientate all'interno di una fabbrica ed incentrate sulla condizione operaia nel nostro paese; Petri, difatti, pone sotto la lente d'ingrandimento gli ambigui rapporti di potere fra la classe operaia, il padronato ed i sindacati, nel pieno degli anni delle contestazioni e degli scioperi.

Protagonista del film è Lulù Massa (Volonté), operaio in una fabbrica del Settentrione, che lavora come un matto per otto ore al giorno ad una catena di montaggio per segnare i tempi di produzione più alti del cottimo e cullarsi così nell'illusione di una falsa felicità, che si esprime attraverso i classici simboli del benessere borghese (il televisore, l'automobile ed i vari beni di consumo). Lulù, in pratica, rappresenta un tipico esempio dell'alienazione della società contemporanea: distante dai problemi della propria categoria, l'uomo conduce una misera esistenza privata, mantenendo due famiglie, e sembra incapace di soddisfare la sua compagna Lidia (Mariangela Melato). La situazione esplode all'improvviso quando, in seguito ad un incidente, Lulù perde un dito e prende finalmente coscienza del proprio ruolo di operaio-robot, succube dei disumani ritmi di lavoro della fabbrica, decidendo di ribellarsi a chi l'ha sfruttato per tanto tempo.

Attraverso le turbolente vicissitudini di Lulù, la pellicola di Petri si propone come un ironico ritratto della classe operaia nell'Italia del dopo-Boom e del disagio dell'individuo, oppresso da una strisciante disperazione quotidiana.

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