Mi chiamo Altan e faccio vignette - Cineclub Arsenale APS

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Mi chiamo Altan e faccio vignette

di Stefano Consiglio

Durata: 74'
Luogo, Anno: Italia, 2019
Cast: Altan, Stefania Sandrelli, Angela Finocchiaro


Sinossi

Francesco Tullio Altan si racconta e viene raccontato da chi gli è vicino (la moglie, gli amici) e dai suoi personaggi che, in alcuni casi, assumono le sembianze di Angela Finocchiaro, Paolo Rossi e Stefania Sandrelli. C’era una volta l’articolo di fondo, quello che non tutti leggevano e che aveva lo scopo di approfondire lo stato delle cose. C’è, ormai da tanti anni, la vignetta in prima pagina che in una, due battute, espone il sentire di quel preciso momento storico e/o sociale. Altan ne è un indiscusso maestro perché anche se non lo dice esplicitamente, il giorno in cui, o in famiglia o a scuola, gli hanno parlato della sintesi non solo ha ascoltato ma anche preso un (breve) appunto.


Critica

 In questo altrettanto sintetico (e perciò efficace) documentario Stefano Consiglio sa mostrarci come il suo non sia mai, neanche quando si avvicina alla metafisicità di un Beckett, uno sguardo disincarnato.  Per farlo utilizza degli attori noti per la loro ironia, li riquadra in una vignetta e gli fa pronunciare le battute altaniane. (Scrivendo questo neologismo viene in mente che gli si potrebbe inserire nel cognome una ‘m’ associandolo così ad un grande regista indagatore delle dinamiche sociali). Si tratta di una scelta vincente che ci fa sentire come l’artista, che ha vissuto esperienze a fianco dei più diseredati di quello che all’epoca veniva definito Terzo Mondo, non abbia poi, a differenza di altri della sua generazione, il contatto con la realtà.  Per farlo (potrebbe sembrare contraddittorio ma non lo è) ha scelto di allontanarsi fisicamente da una metropoli in cui ha vissuto (Milano) e non si è mai mescolato con fatti e misfatti della capitale. Ha trovato, nella periferica ma splendida Aquileia, la giusta distanza per accendere in chi lo legge quella scintilla di interesse che torna ad alimentare il fuoco della resistenza all’opacità che rischia sempre più di ammorbare la società italiana. Tanti anni fa Giorgio Gaber cantava “E pensare che c’era il pensiero”. Altan ogni volta che appoggia la matita sul foglio prova a ricordarci che il pensiero, per quanto vittima di soprusi quotidiani, può ancora esprimersi.  Non solo nelle vignette che hanno al centro Cipputi, la coppia marito/moglie o nei suoi libri su Colombo o San Francesco ma anche in quel piccolo miracolo grafico che è la Pimpa. Gli si illumina lo sguardo quando ne parla e quando racconta degli incontri con i bambini. Chi pensa che sia un cinico dissezionatore del nostro presente farà bene ad ascoltare la chiarezza del suo eloquio nella la consapevolezza della complessità del tempo presente. Continuando però a ricordare che quel cane con le macchie rosse lo ha inventato lui.

Giancarlo Zappoli, MyMovies