San Damiano - Cineclub Arsenale APS

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SAN DAMIANO

di Gregorio Sassoli, Alejandro Cifuentes

Durata: 90'
Luogo, Anno: Italia, 2025
Cast:


Sinossi

Damiano (35 anni), fuggito dall'ospedale psichiatrico di Breslavia, in Polonia, è arrivato a Roma alla ricerca di una nuova vita e, senza un soldo in tasca, si è immerso nel brulicante mondo che bazzica intorno alla stazione Termini. Rifiutandosi di vivere come un senzatetto, ha trovato rifugio in una torre sulle antiche mura romane e ha cominciato a frequentare la determinata Sofia.

In programmazione

Critica

Il cielo e l'immondizia, a metà tra il centro e l'altrove. Terra di confine, ultima frontiera. Più su, seguendo il volteggiare dei gabbiani, quando prima di sera il cielo si fa arancione, illuminando di santità il granitico marmo di un rifugio senza regole. È lì, nel cuore di Roma, che svetta la Stazione Termini, nel quale i registi (una troupe ridotta all'osso, quasi giornalistica), Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, si sono immersi per due anni, realizzando, un po' per caso e un po' per destino, lo splendido San Damiano. Film, documentario, opera ibrida. Narrativa reale, senza dubbio, ma anche prospetto empatico, quasi magico nel suo tono mai pietistico ma anzi pulsante. Un film, appunto, "nato da un incontro fortuito", come sottolinea l'intro. Un incontro che, a guardar bene, è stato la scintilla per generare un racconto istintivo capace di cogliere l'attimo, e per questo si rivela reale e spietato. L'osservazione di un mondo capovolto che, come cantava Lucio Dalla, "avrebbe bisogno di carezze", diventa cinema umano, sociale, politico. Un'opera che sfrutta letteralmente il caso, rivelandosi mezzo in grado di dare volto ed identità a quell'umanità incastrata ai margini, ignorata e schifata, eppure così autentica e così vivida (ma anche necessariamente respingente, storta, incattivita). Terrificante, come il percorso scelto dai registi, che non si tirano indietro, proseguendo dritti verso un compimento, nel quale - inaspettatamente - finiamo per legare con quei poveri diavoli, accorgendoci finalmente di cosa voglia dire, davvero, essere disperati. Tuttavia, la disperazione non cede mai al vittimismo, tanto è forte la loro dignità. Per questo, San Damiano, nell'anno del Giubileo 2025, ha tutt'altro sapore, graffiando quanto basta, scoperchiando le ipocrisie di una società e di una religione votate alla banalità e al conformismo: un Giubileo per i ricchi e non per i poveri. Quei poveri che diventano ancora più poveri, più ghettizzati, sviliti, emarginati. Quei poveri che fanno paura, che hanno scelto l'inferno per non morire. Capaci però di ridere, di piangere, di sognare, di innamorarsi. San Damiano, il fischio di un treno, un piccione per amico. Anche all'inferno può esserci il paradiso.

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