Tenet - Cineclub Arsenale APS

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Tenet

di Christopher Nolan

Durata: 150'
Luogo, Anno: USA, 2020
Cast: John David Washington, Robert Pattinson, Elizabeth Debicki, Clémence Poésy, Michael Caine, Kenneth Branagh


Sinossi

Un operativo americano senza nome, che lavora con la CIA, partecipa a un'azione in Ucraina, durante un attentato terroristico in un teatro dell'opera. Scoprirà che questa operazione era anche un test per mettere alla prova non solo la sua fedeltà all'Agenzia, ma pure la sua propensione a rischiare la vita per salvare persone innocenti. Viene così introdotto in un programma misterioso e compartimentalizzato, dove i partecipanti sanno solo quello che devono sapere. Lo addestrano quindi ad affrontare agenti che si muovono nel tempo e hanno pallottole che sparano a ritroso - ossia rientrano nella pistola - senza però spiegargli quale sia il loro obiettivo, ma solo che dall'esito delle sue operazioni dipende la sopravvivenza del mondo intero.

In programmazione

Critica

Se opere come Inception e Interstellar riuscivano a regalarsi con un accettabile compromesso tra complessità e immediatezza al pubblico, con Tenet Nolan sembra gettare la spugna nel voler far combaciare a tutti i costi i tasselli di un puzzle spazio-temporale, dimostrandosi interessato a offrire allo spettatore un’esperienza cinematografica ancora prima di una storia. Con uno degli atti di maggiore onestà intellettuale che vedrete mai compiere da un autore, affida infatti alle parole di un suo personaggio una battuta che è quasi una dichiarazione di intenti: «Non cercare di capire, sentilo». Tenet è l’occasione per il cineasta londinese di rivendicare in maniera tanto cristallina quanto ai limiti dell’arroganza che la sua arte risiede nel continuo impulso visivo, nello stimolo alla tensione emotiva più che nell’emozione stessa.Accogliendo il suddetto invito ad abbandonarsi a quel che accade sul grande schermo, si accetta senza troppe domande che sia l’azione a irrompere gloriosamente e con la delicatezza di un martello pneumatico sulla scena; un’azione che sin dai primi istanti aggredisce una scena d’apertura da cuore in gola ma che va accettata nella sua parziale ‘incomprensibilità’. Ad accompagnare il pubblico da lì in poi ci penseranno i brevi e frequenti intermezzi in cui i personaggi dialogheranno e si interrogheranno reciprocamente con spiegoni in pieno stile nolaniano. Il tessuto narrativo mai come questa volta è una base sulla quale cucire una crescente spettacolarità della visione, che non intende cedere nemmeno per un momento lo spazio a una resa tridimensionale dei protagonisti.

Non c’è trucco e non c’è inganno, l’unico reale interesse di Nolan (quante volte ce lo fa capire nelle due ore e mezza di girato) è quello di pompare a mille la fibra adrenalinica del film, scandita al millimetro dalla sempre incalzante colonna musicale di un puntuale Ludwig Göransson, autore delle musiche di The Mandalorian che qui sostituisce Hans Zimmer, impegnato con la soundtrack del Dune di Villeneuve.

In questo nuovo film di Nolan non è importante se siano background e motivazioni dei personaggi a essere sacrificati sull’altare dell’intrattenimento, perché i personaggi stessi sono considerati solo quali agenti in grado di generare dinamiche in una giostra che viaggia per mezzo globo e lascia assaporare allo spettatore appagato ogni tipologia di scenario ludico. D’altronde non dimenticherete facilmente il primo scontro a armi invertite, e sarebbe disonesto non riconoscere la genialità di alcune trovate visive che sono pura ingegneria cinematografica. Tenet è un film che fa delle scatole da aprire, delle porte da spalancare, dei codici da decifrare i macguffin posti a scheletro di un Christopher Nolan mai così sfacciatamente Christopher Nolan. Nel bene e nel male.

Durante la visione potreste cercare di scardinare una ad una le scatole cinesi all’interno delle quali Tenet avvolge cervelloticamente il suo nucleo e magari rimanere delusi nel trovare meno di quanto avreste sperato. Oppure potreste cercare di abbandonarvi ai tanti «non capisco» del film e rinunciare allo star dietro alle quasi irraggiungibili supposizioni teoriche di una elastica e ‘comoda’ fisica quantistica (quanto piace, negli ultimi anni…), magari divertendovi anche un po’ di più.

Alessio Zuccari, anonimacinefili.it