Train To Busan - Cineclub Arsenale APS

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TRAIN TO BUSAN

di Sang-ho Yeon

Durata: 118'
Luogo, Anno: Corea del sud, 2016
Cast: Gong Yoo, Dong-seok Ma, Jung Yu-mi, Choi Woo-Sik, Sohee


Sinossi

Seok-wu è un manager finanziario separato dalla moglie: la piccola Su-an spesso si sente trascurata da lui e preferisce la compagnia della madre. Sul treno su cui viaggiano i due, per portare Su-an dalla madre che vive a Busan, sale una ragazza che riporta delle ferite strane sul corpo, simili al morso di un animale. Presto si trasformerà in zombi e sul treno per Busan si scatenerà l'inferno.


Critica

Una delle principali qualità di Train to Busan è che non è necessario comprendere tutti i significati nascosti o l'antefatto che porta al film di Yeon Sang-ho per goderne. Il film funziona su più livelli: su quello di puro intrattenimento, di horror distopico con il mondo degli uomini in pericolo, di fronte al diffondersi della piaga dei non-morti; o su quello, più appagante, di risultato di una riflessione sociologica sulla Corea, tutt'altro che ovvia. In questo senso Yeon Sang-ho continua dove era terminato Seoul Station, film di animazione precedente che racconta lo scoppio dell'epidemia. Train to Busan ne rappresenta in sostanza il sequel, in cui l'accento si sposta dal cinismo e dall'egoismo di una società che finisce per generare una piaga apocalittica a come la stessa società gestisce il diffondersi della piaga. Ossia con cinismo ed egoismo anche peggiore. Grazie alla rivelazione di King of Pigs, infatti, Yeon è diventato il principale cantore dei mali che affliggono la Corea del Sud, tutt'altro che attenuati dal fatto di aver eletto nel 2013 la figlia del dittatore che governò il Paese nel ventennio '60-'70. Un Paese dal potenziale straordinario ma affetto da uno spietato darwinismo sociale, che ha origine sin da un violento sistema educativo e dal bullismo scolastico che ne è l'ideale fratellastro.

In questo contesto gli zombi - che, per definizione, non fanno distinzioni di razza né censo per scegliere le proprie vittime - non possono che esasperare queste caratteristiche: un virus letale, democratico e nichilista, si scontra con una società gerarchica e verticista. Per cui un senzatetto è più pericoloso e sgradevole di un morto vivente.

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